Gratis, il business del futuro
Posted by Fede | Filed under Industria, Innovazione, Internet

Da qualche anno a questa parte si diceva che l’intero mondo di servizi online sarebbe presto migrato da un modello gratuito (free) ad un modello a pagamento (fee). A giudicare dagli innumerevoli successi di un’azienda chiamata Google, si può però notare come il modello free sia ancora ben lontano dall’essere sorpassato, ma che piuttosto stia per vivere una seconda giovinezza.A questa conclusione è giunto anche Chris Anderson (autore della teoria della lunga coda). Il suo prossimo libro, in uscita nel 2009, si chiamerà “Free” e, come si può capire, tratterà i possibili modelli di business che permettono dei ricavi nonostante la gratuità dei prodotti forniti.
Come era già successo per la lunga coda, Wired (la nota rivista di cui Anderson è Chief Editor) ha dedicato un lungo ed interessante approfondimento a questa teoria.
Il concetto alla base di tutto è questo: quando il costo di qualcosa, grazie all’avanzamento della tecnologia, diventa molto basso, è possibile approssimarlo allo zero e ciò che prima era venduto può essere regalato agli utenti. In questo caso l’azienda deve cambiare il suo business e iniziare a “vendere” qualcos’altro. Questo ragionamento è ad esempio applicabile relativamente alla banda, allo spazio di archiviazione e alle capacità di calcolo.
Secondo Anderson vi sono centinaia di diversi modelli e modi per riuscire a ricavare dei soldi regalando servizi e prodotti, ma è possibile individuarne 6 fondamentali.
- “Freemium”
Il software, i servizi, e qualche contenuto è gratuito agli utenti normali, ma è presente una versione “premium” del servizio che offre più funzionalità. Questo modello è ad esempio adottato da Flickr, o Last.fm. Si basa sulla “regola dell’1%“: l’ un percento di utenti paganti regge tutti gli altri. Ciò vuol dire che per ogni utente che paga per la versione premium del servizio, altri 99 possono accedere alla versione gratuita. Questo avviene grazie al fatto che il costo marginale di servire il 99% degli utenti è talmente basso che è possibile approssimarlo a zero.
- Pubblicità
In questo caso si vende l’attenzione degli utenti alle aziende inserzioniste. Tutti i contenuti e i servizi sono gratuiti per chiunque, grazie all’introduzione di una terza parte (l’inserzionista) nel rapporto tra utente e azienda. E’ lo stesso funzionamento del mondo dei media tradizionali: le televisioni commerciali o i giornali guadagnano in questo modo.
- Guadagni incrociati
Viene dato all’utente qualcosa di gratuito, in cambio del pagamento di un altro prodotto relativo. L’esempio più calzante è dato dalle compagnie cellulari: sempre di più il cellulare è gratis per chi decide di sottoscrivere un abbonamento vincolante con i gestore.
- Costo marginale zero
La musica digitale è l’esempio migliore: tra la riproduzione digitale e il p2p, il costo reale di distribuzione è praticamente zero. In questo caso il prodotto sarebbe gratuito con o senza un modello di business: nonostante le leggi e i drm, tutte le barriere poste dall’industria alla pirateria hanno fallito. Non rimane che seguire l’esempio di alcune band, che, sempre più numerose, rilasciano i loro album online gratuitamente per pubblicizzare i propri concerti, il merchandise e le licenze commerciali.
- Scambio di prestazioni
Siti e servizi sono gratuiti, se attraverso l’azione gli utenti creano un valore aggiunto. Ad esempio votare su Yahoo Answers e su Digg migliora i servizi forniti, e ciò costituisce un valore. Un altro caso sono quei siti che offrono del porno a chi risolve alcuni captcha (quelle immagini con lettere e numeri da inserire nei moduli di registrazione a diversi siti): l’azione degli utenti (che permette il bypass delle protezioni di molti siti) viene premiata con dei servizi.
- Economia del dono
I soldi non sono l’unica cosa in grado di mobilitare le persone. L’atruismo è sempre esistito, ma il web fornisce una piattaforma dove le azioni dei singoli possono avere un impatto globale. In un certo senso la distribuzione a costo zero ha trasformato la condivisione in un’industria. Un esempio illustre è Wikipedia.
Questi sei modelli non sono quasi mai ben separati l’uno dall’altro, ma è possibile combinarli in infiniti modi.
Sicuramente siamo solo all’inizio di questi tipi di business: nella fase in cui ci troviamo è ancora possibile (e necessario) sperimentare e procedere in maniera innovativa per creare i servizi di domani.
Marzo 4th, 2008 at 10:59 am
Credo che su Internet il modello free si consoliderà sempre di più. Penso infatti, che la gente sia sempre meno disposta a pagare per i servizi sul web a meno che non recepisca un vero e proprio valore aggiunto per cui spendere quattrini. Il problema rimane inventarlo; quindi la parola ai creativi, gli ingegneri del cinema
Marzo 4th, 2008 at 5:31 pm
Concordo in pieno con te